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Essere genitori nello sport

Articolo a cura della Dott.ssa Stefania Ortensi, Psicologa dello Sport

Lo sport è una componente importante nella vita dei nostri figli e costituisce per loro una grande risorsa svolgendo un’importante funzione educativa.
Come possiamo quindi valorizzare al massimo questa preziosa esperienza e promuovere in modo appropriato l’attività sportiva dei nostri ragazzi?

calcio2Ecco 5 CONSIGLI per supportare i nostri figli ad uno stile di vita sano e attivo, valorizzare le loro inclinazioni e desideri in tema di scelte sportive e sostenerli nella propria crescita agonistica senza pressioni.

1. Valorizziamo le loro emozioni. Non sminuiamo ansie e preoccupazioni con un “Cosa vuoi che sia?”, piuttosto accompagniamoli nella rilettura positiva di questo vissuto, spiegando che è segno di impegno e dedizione e che anche i grandi campioni lo vivono.

2. Rispettiamo i loro desideri e sosteniamo le loro inclinazioni sportive. Ricordiamoci sempre che i nostri figli sono diversi da noi. Non proiettiamo su di loro il nostri sogni o desideri mancati, costringendoli a rivivere il nostro passato sportivo e a diventare i campioni che non siamo stati.

3. Dimostriamo approvazione, orgoglio e rispetto indipendentemente dal risultato. La sconfitta è già un fardello molto pesante da sopportare, non aggraviamolo anche dalla preoccupazione di averci deluso o di aver disatteso le nostre aspettative.

4. Diamo fiducia all’allenatore e non sostituiamoci a lui. E’ un punto di riferimento importante per i nostri figli. Solo se noi per primi rispettiamo il suo ruolo e la sua competenza, potranno farlo anche loro.

5. Cerchiamo di essere sempre un esempio e un modello di etica sportiva per i nostri ragazzi. Anche quando siamo in tribuna facciamo in modo che il nostro comportamento sia irreprensibile nei confronti di avversari, allenatori e giudici o arbitri.

…E quando le situazioni ci mettono particolarmente alla prova, non scoraggiamoci e ricordiamo le parole di Sant’Alberto Hurtado: “È più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, per educare bisogna essere”.