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Coaching tutto al femminile

Intervista alla Dott.ssa Stefania Ortensi

Non è più una novità sentire di una donna coach alla guida di squadre e o singoli atleti uomini. Possiamo annoverare diversi esempi.

Nel calcio, il team francese Clermont-Ferrand (serie B) passa dalla leadership di  Elena Costa a quella di Corinna Diacre; la Fiorentina sceglie Laura Paoletti come team manager.
Nel basket, nientemeno che nella NBA troviamo Becky Hammon Assistant Coach del guru Popovich negli SPURS e altre donne inserite negli staff tecnici di Cleveland Cavaliers e Sacramento Kings.
Anche nel tennis fenomeni simili sono all’ordine del giorno: pensiamo a Murray, TOP 10 ATP,  che ha voluto la Mauresmo come coach.

Superati quindi pregiudizi e stereotipi culturali iniziali, le donne hanno dimostrato non solo di poter ricoprire queste cariche con successo, ma di poter dare un valore aggiunto.

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Ricerche nell’ambito della Psicologia delle Organizzazioni dimostrano che le donne tendono ad avere una leadership più attenta alle relazioni e soprattutto maggiormente orientata ad uno stile più democratico.
Le donne leader spesso tendono ad uno stile trasformazionale e interattivo, cioè che prevede negoziazione, in un rapporto di scambio “alla pari” tra coach e giocatori, basando il proprio rapporto su leve più emozionali. Stile che risulta più efficace in contesti di rapido mutamento e innovazione come lo sport. Lo stile che generalmente prediligono gli uomini, invece, è di tipo transazionale, ossia tendono ad assumere una disposizione conservativa delle dinamiche già presenti nella squadra, il leader fissa gli obiettivi e si occupa di mantenere gli standard individuati.

Ovviamente non esiste uno stile “giusto o sbagliato” in termini assoluti perché la leadership è situazionale, ovvero non si presuppone un approccio univoco a ogni situazione. Il leader, infatti, deve sapere quando e come modulare il proprio stile direzionale per ottenere i risultati desiderati in funzione delle caratteristiche dei membri.
Ogni situazione, ogni squadra, ha il proprio “stile di guida”. Starà all’abilità del leader comprendere in che occasione attuare uno stile piuttosto che un altro, a seconda delle circostanze.

INTELLIGENZA EMOTIVA
Le donne si sono rivelate più capaci di creare relazioni, risolvere conflitti, aumentare la coesione e la partecipazione interna nei gruppi, incrementando i flussi comunicativi.
In una parola, le donne si sono dimostrate più capaci di intelligenza emotiva, ovvero la capacità di una persona di entrare in contatto con la propria e l’altrui sfera emotiva ed utilizzare strategie per rendere le emozioni una risorsa preziosa su cui contare.
È una capacità che tutti possiedono, ma in misure differenti ed esserne consapevoli è il primo passo per allenarla visto che l’intelligenza emotiva predispone a prestazioni eccellenti sia nello sport che in azienda.

COME REAGISCONO GLI UOMINI?
Certamente sarà necessario superare l’empasse iniziale legato a possibili pregiudizi. Parliamo ad esempio di una ancora molto diffusa stereotipizzazione per genere degli incarichi con relativa diffidenza e prevenzione nei confronti della professionalità femminile. A si aggiungano gli scarsi riconoscimenti e valorizzazioni delle competenze delle donne.
Ma se una donna è preparata, capace e competente riuscirà a guadagnarsi su campo la stima, la credibilità e l’autorevolezza che merita, anche in un team maschile.

 

Fonte: www.psicosport.it