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Nel tennis si può imparare la mentalità vincente?

A cura di Alberto Cei, psicologo dello sport

Molti nel tennis parlano di cosa sia la mentalità vincente. Alcuni la confondono con gli attributi maschili mentre altri la considerano come l’espressione di una fiducia estrema in se stessi, altri ancora pensano che sia questione di carattere e quindi la responsabilità del suo affermarsi dipenderebbe da un fattore innato e non allenabile, infine c’è anche chi ritiene che una bassa condizione sociale determini quella volontà di affermazione che mostrano i campioni, la famosa “fame di vincere”. Queste spiegazioni servono a costruire un’idea rigida e magica della mentalità vincente e pone il tennista in un condizione di subire le sue origini, che se non corrispondono a quelle sopradette non potrà mai emergere come vincente.

Meditazione-nel-tennis-Salvatore-Fusco-sport-coach-e-life-coachSulla base della mia esperienza con tanti atleti di successo, di cui 10 vincitori di medaglie alle Olimpiadi e di quanto documentato dalla psicologia dello sport in relazione ai top atleti la questione è molto diversa e più articolata. In questo breve articolo voglio fornire alcune indicazioni pratiche che ogni tennista potrebbe impegnarsi a seguire con la certezza di migliorare le sue prestazioni, che ovviamente saranno adeguate al suo livello tecnico, forma fisica e tipo di gioco.

Non avere aspettative, impegnati a fare del tuo meglio – Ogni giocatore vuole vincere la partita che andrà a giocare, ma bisogna mettere nel punto più lontano della mente questa idea e pensare solo a giocare. Nessuno può sapere cosa succederà, mentre tutti possono concentrarsi sul presente, sul servizio e sulla risposta. Nelle mani del tennista vi è la possibilità di impegnarsi al proprio massimo ma non quella di vincere un punto, quindi il focus deve essere solo sul proprio gioco … e poi alla fine dello scambio vedere se il proprio massimo è stato sufficiente o se l’avversario è stato più bravo.

Sii paziente, i momenti negativi stanno arrivando – Il tennis è un gioco in cui vince chi fa meno errori del proprio avversario, lo scopo non è non sbagliare ma sbagliare meno frequentemente dell’altro. I momenti negativi ci sono in ogni set e non si deve avere la presunzione di credere che non arriverà quel momento. Bisogna accettare questo limite e quando si presenta non bisogna arrabbiarsi o deprimersi ma mostrare pazienza e continuare a giocare in modo attento.

Non lasciare che il punteggio determini le tue emozioni – I giocatori poco esperti e molti adolescenti si entusiasmano quando giocano bene e perdono il controllo emotivo quando perdono i punti. Sono tennisti che in campo dimostrano poca stabilità nei loro comportamenti. In tal modo, è il loro stato d’animo che determina come giocano. Spesso dico a queste persone che dovrebbero  essere il primo tifoso di loro stessi, mentre invece si comportano come quei tifosi che applaudono la loro squadra quando vince e la fischiano quando perde.

Gestisci lo stress agonistico e accetta le tue paure – Molti ragazzi hanno così paura delle loro paure che preferiscono credere che: “oggi non sentivo i colpi”, “ero rigido, le gambe legnose”, “l’altro ha fatto la partita della vita”. Le ragazze invece sono spesso emotivamente più ondeggianti e si caricano o scaricano in funzione dei punti vinti o persi. Bisogna avere il coraggio di accettare le proprie paure e imparare a gestirle, questa è una delle grandi differenze fra i campioni e gli altri.

Pensare al gioco – Quale che sia il proprio livello tecnico, il tennista deve pensare a come vuole giocare. Può essere anche un semplice “corri e buttala di là” ma non può non pensare. Questo approccio è particolarmente evidente nel servizio: “in che modo metto in difficoltà la mia avversaria?” “Cosa ho fatto quando vinco i punti”. Vi sono pensieri tecnici e pensieri che aiutano a sostenere la motivazione e un approccio attivo al game.  Servono tutte e due.

 

Fonte: www.albertocei.com